IL VALORE DEL POSTO FISSO: UNA BOUTADE DEL MINISTRO?

Il ministro Giulio Tremonti
Può darsi che si tratti di una boutade, in un ben congeniato spot in prospettiva di un eventuale proiezione di Tremonti verso il premierato, certo è che la faccenda del posto fisso ha suscitato un vespaio di polemiche, soprattutto sul versante dello stesso PDL. Battuta o no, la rivalutazione del posto fisso e il fatto che esso rappresenti per le famiglie un importante valore non si discutono. E verosimilmente potrebbe esserlo anche per le imprese. Tuttavia occorre fare attenzione all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori che spesso non viene interpretato al meglio, favorendo la salvaguardia del posto di lavoro fisso a fannulloni e assenteisti. Quando un lavoratore non rende andrebbe licenziato, se non altro quando vengono meno le condizioni basilari di un contratto a tempo indeterminato, tra cui, in primis, il reciproco rapporto di fiducia.
Ma ora, riconsacrato il valore del posto fisso, evitiamo di buttare a mare i contratti a breve termine, quantomeno in assenza d’altro… Il vero valore da salvaguardare è la libertà di contratto, per il singolo come per la società: non dimentichiamo che ciascuno prima o poi, particolarmente nella società odierna, ha da dimostrare a se stesso e poi agli altri il proprio valore, le proprie capacità e attitudini reali, insomma quanto effettivamente può essere in grado di incidere nella giungla del mercato del lavoro. E’ lapalissiano che le imprese, prima di assumere qualcuno a tempo indeterminato, abbiano interesse a valutarne le capacità, così come tanti giovani sono desiderosi di sperimentarsi nell’approccio con un determinato lavoro, prima di sposarlo per sempre.
La logica ci spinge dunque verso la libertà dei contratti. Nella consapevolezza che, al di là della “boutade” del ministro, chi mai potrebbe garantire la copertura economica per un posto fisso a tutti? Meglio puntare sulle proprie forze e, in definitiva, sulla produttività, vera arma per spuntare contratti seri.


